Interviste

Rivista HI-FIGUIDE
Marzo 2003

"NELLA MENTE E NEL CUORE DEGLI UOMINI"
A COLLOQUIO CON... PEPPE CONSOLMAGNO

di Luca Buti

foto: Tanoni

Peppe Consolmagno & Piero Chiambretti Con molto piacere pubblichiamo l'intervista per HICLASS & HI-FIGUIDE che ci ha rilasciato il percussionista Peppe (Giuseppe) Consolmagno, resa possibile grazie alla collaborazione di Carlotta Fischer, che ringraziamo vivamente.

HI-FIGUIDE MUSIC: Anno 2003: Farmacie piene zeppe di cosmetici; epoca di letterine, di arbitri incapaci e di TV che quando arriva la pubblicità alzano di dieci dB. Tempi duri per tante cose..., ma di solo jazz (o di sola musica-intesa-come-musica) si può vivere?

Peppe Consolmagno: Mi vuoi proprio stuzzicare… conosco molti musicisti che vivono di sola musica, poi vai a vedere meglio e ti accorgi che vivono con la madre, usano il tuo telefono, salgono sulla tua macchina, aspettano che li chiami per suonare, non conoscono i problemi fiscali e non vogliono essere coinvolti nelle questioni organizzative né con il service audio-luci. Se la musica viene presa come uno dei pochi spazi in cui si è esonerati da qualunque impegno se non quello di suonare, beh! allora certo che si può vivere di solo musica. In realtà conosco pochi, ma veramente pochi, musicisti che riescono a vivere solo di musica suonata. È un problema di responsabilità. Mi hanno sempre seccato le persone che giudicano male quei musicisti che pur di vivere in maniera autonoma e confortevole fanno varie attività. Fare due lavori è faticoso, bisogna faticare il doppio, ma l'onere maggiore è riuscire a fare bene entrambi. Ho sempre lavorato per guadagnarmi la libertà di vivere come vivo, di poter scegliere i concerti che reputo interessanti (ovvio, con una certa tolleranza…altrimenti non si suona più), compreso il vivere in provincia. Ogni scelta ha il suo lato buono e quello cattivo. Fare lezioni, tenere workshop e seminari, lavorare nelle scuole o nei carceri come ho fatto l'estate scorsa, sono tutte attività che appartengono alla musica, ma che sottraggono tempo ed energia a quella suonata; se poi uno pratica anche un'attività diversa da quella musicale è ancora più complicato, ma non per forza incompatibile. Tutto questo impegno contribuisce alla formazione della persona. Dopo tutto i codici genetici li abbiamo già tutti fin dalla nascita, quello che manca loro è l'alimento: l'esperienza. Non riesco a scindere l'uomo dall'essere musicista, quando salgo sul palco porto con me il mio mondo, la mia vita. E' come dicevo prima, una questione di responsabilità. È difficile ed estenuante mantenere integra la propria coscienza e la propria coerenza. Io lo sto facendo da oltre 40 anni, ho avuto (Leonardo) il primo figlio sette mesi fa e cerco di creare una dimensione, anche se ricca di contrasti e di sballottamenti emotivi, positiva e il più genuina possibile.

HFGM: Che musica ascolti in prevalenza? C'è un artista che preferisci particolarmente?

PC: Qualche anno fa ascoltavo veramente tanta musica, ero affamato di notizie e stimoli. Ora l'attività professionale e le problematiche organizzative sempre più impegnative e logoranti mi hanno portato ad ascoltare sempre meno musica. L'ascolto della musica è sempre complicato, da una parte perché ho un rapporto conflittuale, dall'altra perché ascoltare con l'orecchio critico e tecnico e sentire qualcosa che veramente mi emoziona mi capita di rado. Per molto tempo ho ascoltato esclusivamente musica etnica-world, soprattutto quella brasiliana, jazz e musica creativa. Oggi riesco ad ascoltare con più tranquillità anche altri generi musicali, ma solo se mi capita per caso, e questo è buono perché vuol dire che ho superato quelle difficoltà e intransigenze che in passato avevo, dovute a un isolamento forzato dedicato alla formazione della mia identità di musicista. Ci sono tanti musicisti che adoro, se devo citarne uno solo, la mia scelta è semplice e rapida: l'amato amico e collega Nana Vasconcelos. A lui, come tanti miei colleghi, devo molto. Tra i dischi preferisco quelli molto ben registrati, dove ci sono veri musicisti che usano sapientemente gli strumenti acustici e l'elettronica. Gradisco i cd che rispettano le frequenze, le escursioni naturali dello strumento musicale. Questo richiede un buon impianto hi-fi per essere ascoltati, ma ne vale veramente la pena. Se pensi che certe frequenze stimolano il corpo umano, perché privarsi di questa fortuna? Capisco di essere impopolare, oggi i cd vengono confezionati con tagli a certe frequenze per fare in modo che quei prodotti si possano ascoltare dovunque in qualsiasi condizione. Questo fa sembrare che tutto sia facile, che suonare sia facile, peggiorando l'attenzione e l'educazione all'ascolto.

HFGM: Cultura globale, voce, silenzio, timbro e ritmo. Facce della stessa medaglia di un comune denominatore chiamato musica. C'è una relazione specifica tra questi elementi nella visione artistica di Peppe Consolmagno?

PC: Direi proprio di sì e ti rispondo molto sinteticamente: la voce come equilibro, il silenzio come musica, il timbro come emozione e il ritmo come pulsazione.

HFGM: La tua musica, per un ascoltatore, può essere assimilata ad una escursione all'interno di un habitat sonoro ben definito. Più percezione ed interpretazione che pura arte di ascolto...

PC: La vita di tutti i giorni è molto frenetica, piena di stress e arrabbiature, condite spesso da poca educazione ed arroganza. Quando suono sento il privilegio di potermi concentrare esclusivamente su un solo argomento, la musica. Sento l'obbligo che mi viene spontaneo di omaggiare il pubblico che ho davanti. Il pubblico è sacro e va rispettato. Non conosco un pubblico ignorante, spesso qualcuno glielo fa credere o gli insegna a diventarlo. Mi piace condurre il pubblico attraverso un racconto e lasciarlo libero alle sue sensazioni e fantasie; e questo lo faccio lasciando parlare i miei strumenti. Non ho mai suonato uno strumento pensando di relegarlo alla sua sola funzione ritmica, ma di interagire con "lui" ed esprimermi attraverso simboli. Questa è una delle ragioni per le quali mi costruisco i miei strumenti. Nella vita di tutti i giorni sono abituato a parlare molto e per struttura caratteriale "parlare mi aiuta a pensare". In musica invece sento di potermi esprimere meglio, in maniera più chiara e sintetica. Quando suono da solo o con altri musicisti, preferisco alternare momenti di relax a quelli di concentrazione e di interazione tra musicisti, in sintesi: più silenzio e meno note.

HFGM: ... e le dieci note al secondo di Charlie Parker o il free jazz di Ornette Coleman quanto sono lontani?

PC: Ribadisco, ho bisogno di relax e di interazione quando suono. Charlie Parker e Ornette Coleman sono musicisti a cui va riconosciuta la grandezza delle loro idee e che hanno stampato nella storia un momento definibile, ancora oggi ripetuto da molti. Personalmente ho sempre preferito lo sviluppo della struttura musicale in orizzontale, mi trovo più a mio agio, mi permette di pensare e mi stimola la creatività. Non si tratta di lontananza, ma piuttosto di una delle maniere di vedere la musica. Ascoltare la musica di Charlie Parker è salute per le orecchie e per la mente. La sua musica è aggregante e l'emozionalità che trasmette unisce gli ascoltatori.
La mia musica invece punta sull'individuo, sulla stimolazione dei ricordi e sulla riscoperta di emozioni. Ripeto questa è una maniera di vivere la musica, ma non certo l'unica. Come si dice in Brasile: questa è la mia spiaggia. Ciao a tutti

Luca Buti

(Giuseppe) PEPPE CONSOLMAGNO
Strada Serre, 7 - 61010 Tavullia (PU), Italy, Tel/Fax: 0721 476230, e-mail: info@peppeconsolmagno.com

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