RECENSIONI CD TIMBRI DAL MONDO

 

aggiornato il 05 novemnbre 2017

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

di ©2005 Fabio Ciminiera - Jazz Convention 27 maggio 2005

 

Timbri dal mondo si sposta con fulminea precisione in una esplorazione dei suoni più antichi che provengono principalmente dal Brasile, ma diviene anche un giro solitario delle suggestioni ancestrali del mondo attraverso l'utilizzo del berimbau, dei flauti brasiliani e delle conchiglie, delle percussioni più disparate, dell'amplificazione della voce e dei rumori. La sfida è quella di riuscire a dare credibilità all'interpretazione dei mille accenti del pianeta declinati e rivissuti per mezzo degli strumenti che nel corso dei secoli le culture e le società hanno utilizzato per esprimersi, muovendo dalla propria persona, dalla propria storia e dalla tradizione verso l'esterno... il punto dal quale passano le infinite rette, ognuna con la propria direzione, ognuna con la propria specificità, che coprono tutto il piano. Il fascino dei suoni e la meraviglia delle sensazioni richiamate dai lunghi sibili e dai rintocchi che si diffondono in Lua, brano di straordinaria intensità lunare, diafano nella sua struttura, greve, misterico e ipnotico nelle sue atmosfere, la brillante e spensierata vena di Uekke, Uekke e di Xarà, il lirismo di Picolè e di Encontro das Aguas.

JAZZ CONVENTION

Fabio Ciminiera

 

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

di ©2005 Stefano Solventi - Music Magazine - Sentire Ascoltare 16 luglio 2005

 

Questo è lo spettacolo in cui Consolmagno mette in scena se stesso, one man band alle prese con un tappeto di arnesi sonori, alcuni costruiti da sé, altri testimoni del suo girovagare in cerca di, del suo spandere vita passando. Insomma, è il suo autoritratto: una impressionistica sarabanda di suoni che tratteggiano l’esistenza affettiva di Peppe, la sua fede nel sottobosco magico che anima le cose, nelle vibrazioni che mormorano una semplicità misteriosa. Sospesi tra ieraticità e gioco, episodi come Lion Heart e Picolé definiscono frammenti d’una visione tenera, come marce in punta di piedi tra sogni d’infanzia, come istintive pratiche d’incanto. Altrove, lo scenario cambia, ti scivola sotto ai piedi, squaderna modi e mood senza preavviso: ora è una questione di rimbombi cupi, fischi spersi e stridori atonali come minacce addormentate sotto i piedi (Lua), ora uno schizzo spiritoso con una magia nel taschino (Xarà), ora una vera e propria ode al berimbau, questo gracchiare degli dèi, questo filo spinato e volo sfrenato di capoeira (Baurimbé). Il canto, in portoghese brasiliano, si snoda dolciastro, oscuro e sornione, col peso specifico d’una fiaba: come in A minha Carlotta, coi caxixi che strinano un ritmo guizzante, o come in A criativitade è uma dança, ninna nanna che scova i battiti del mondo. Per quanto manchi all’ascolto lo spettacolo visivo di lui che armeggia gli strumenti cavandone la voce, c’è evidente in queste tracce lo sforzo di “visualizzare” la suggestione che le ha provocate, come accade in Segredo da noite (voci e vibrazioni, l’Africa, i Carabi, l’oriente, la tavolozza straniata dagli effetti elettronici, il ritmo primario delle congas e la bizzarria fumigante del flauto andino), e ancor più in Manaus, dove le frequenze si fanno torbide e limacciose, dove in una fauna impenetrabile si aggira un motivetto adesivo alla stregua del Wyatt più bricconcello. L’arco espressivo è insomma teso come un orizzonte: laggiù la tensione panica, l’attesa drammatica di fronte al manifestarsi del suono (come nella stupenda Encontro das aguas, tra riverberi e persistenze, ronzii e sciabordii) che evoca addirittura certo Brian Eno; quaggiù lo scherzo, il guizzo colorato, come quella Uekke, Uekke che sembra una versione primordiale/minimale dei Tom Tom Club. Nel bel mezzo, nel cuore del punto di fuga, circondato dalle sue propaggini sonore, Peppe Consolmagno armeggia, indugia, escogita il proprio punto di vista, dal quale non smette mai di osservare. Vivendo. 

SENTIRE ASCOLTARE

Stefano Solventi

 

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Peppe Consolmagno e Autori vari  Cajù Records 4558-2, 4558-3, 4558-4, 4558-5

Timbri dal Mondo, Kalungumachine, Ishk Bashad Live at Womad, Vasconcelos, Salis, Consolmagno

di ©2005 Maurizio Favot -  Suono  n.384 settembre 2005

 

Percussionista? Definire così Peppe Consolmagno suonerebbe quasi come un insulto. Non bastassero le qualità espressive poliedriche, occorre infatti mettere in conto l’attività musicologica e didattica del quarantasettenne riminese, la cui personalità sfaccettata si palesa “improvvisamente” grazie alla Cajù di Peter Kauffmann, con ben quattro cd appartenenti ad epoche diverse. Il denominatore comune è appunto il percussionismo ecumenico di Peppe, che dall’iniziale ispirazione brasiliana abbraccia l’intero orbe terracqueo e s’avvale di un’ampia tavolozza sonora, comprendente anche strumenti inventati e/o autocostruiti, più voce, campionamenti e loop creati estemporaneamente. Non a caso, il suo primo lavoro solitario (9 brani da un concerto del ’99, 2 registrati in studio nel 2003) è intitolato Timbri dal mondo, a sottolinearne la ricchezza timbrica. Caratteristica già apprezzabile nel duo con il sassofonista Antonio Marangolo (Kalungumachine del ’94, all’epoca edito dalla Iktius), che vi aggiunge spessore impiegando anche l’harmonizer. Infine due live: al 2001 risale la partecipazione al Festival Womad organizzato a Palermo da Peter Gabriel, in un quartetto con Giuseppe Grifeo (piano e voce), Mouna Amari (oud e voce) ed Enzo Rao (violino), mentre l’incontro con Nana Vasconcelos (percussioni e voce) e Antonello Salis (piano, accordion e voce) è del luglio 2004, durante il Fandango Jazz Festival, sul palco de La Palma: più orientaleggiante e “composta” la prima, genuinamente e suggestivamente naif la seconda, entrambe godibilissime.

SUONO

Maurizio Favot

 

 

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Peppe Consolmagno e Cajù Records 

Timbri dal Mondo, Kalungumachine, Ishk Bashad, Vasconcelos, Salis, Consolmagno

di ©2005 Giuseppe De Trizio -  Cupa Cupa  ottobre 2005

 

Suonare jazz senza essere necessariamente solo jazz, pulsare attraverso le dita e gli armonici della voce un filo di musica che è fatta di parole mancate, di rivoli elastici, di loops concentrici, di incontri sostanziali di idee in movimento, di improvvisazione: questo è Peppe Consolmagno. Poliedrico compositore e musicista, agitatore culturale direi, ma anche abile e rinomato liutaio-artigiano. Da anni Peppe si muove attraverso la didattica, la costruzione e l’interplay attraverso la parola parlata. Di recente la consolidata collaborazione con l’ingegnere del suono e produttore Peter Kauffmann, direttore della nuova etichetta indipendente Cajù records, ha portato alla produzione di quattro cd monografici che riescono a restituire all’ascoltatore i confini del lavoro di Consolmagno attraverso le sue composizioni e le performance che vanno dagli intrecci percussivi con i pirotecnici Antonello Salis (piano, voce e fisarmonica) e Nanà Vasconcelos (voce e percussioni), alle trame intime con il fiatista Antonio Marangolo e agli echi multirazziali del progetto Ishk Bashad. La musica di Consolmagno è fatta innanzitutto di timbri, di suoni (assonanze e dissonanze), che sfilano leggeri negli interstizi della musica che ognuno di noi può essere. Ciò che colpisce della poetica del musicista marchigiano di adozione è la consapevolezza della relazione intima tra suono e silenzio. Pulito il campo da orpelli e inutili preamboli la poetica (arte del fare) di Peppe si arricchisce di sovrapposizioni e scomposizioni ritmiche e melodiche che sanno inseguirsi e rivelarsi con semplicità senza mai dimenticare l’aspetto ludico della musica (caratteristica che si riflette anche in Peppe uomo). Di particolare rilievo ci pare la capacità di prendere parte a progetti eterogenei in modo maturo sapendo calibrare sempre il proprio spazio sonoro, senza invadere, senza cadere nella scontata cerchia del dejà écu. Mossa dalla curiosità verso il jazz di matrice europea e, soprattutto, dalle possibilità espressive della tradizione brasiliana, la sua musica ci regala affreschi che diventano cadeaux quando si legano alle vorticose frenesie di quel genio sregolato di Antonello Salis che pesta il pianoforte verso i dialoghi che lo hanno reso celebre e che acquistano un colore spesso e più asciutto nella ossuta consapevolezza delle fantastiche mani di Nanà Vasconcelos. Ben diversa, invece, molto più intima e frusciante come il corso di un fiume antico è l’elegia poetica di “Kalungmachine”, lavoro inciso originalmente nel 1994 e restituito a nuova vita nella tessitura di un percorso emotivo che trova specchio nel talento elegante di Antonio Marangolo. “Ishk Bashad” (Enzo Rao, violino; Mouna Amari, voce e oud; Giuseppe Grifeo, pianoforte) invece, è un ensamble che naviga come piccola orchestra improvvisa tra l’oriente dell’oud e l’occidente del pianoforte attraverso l’ibrido del violino, per una musica “mediterranea”, più votata alla mediterra che agli abusati clichè di settore.

 CUPA CUPA

                                                                                                                                                                                                                                                                           Giuseppe De Trizio

 

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

di ©2005 Luca Confusione -  Musicclub  n.157 - 12/ 2005

Di e con (vedi intervista nel numero precedente) Peppe Consolmagno abbiamo già parlato in queste pagine, e torniamo a parlarne per questo cd che è il suo primo come solista. In gran parte frutto della registrazione del suo concerto al Festival “Mediterraneo e dintorni” a Sulmona del 1999, questo album gode della freschezza delle evoluzioni dal vivo dell’artista (tutto viene registrato in presa diretta su due tracce), dell’abilità sia nella composizione\esecuzione che nell’accostamento timbrico, siano essi percussivi, loops o vocalizzi. Forse questo è l’album, a mio giudizio, più immediato di Peppe Consolmagno, non ingenuo ne semplice, ma frutto di una passione vissuta, di fascinazione e amore per le percussioni, per la cultura e (soprattutto) la musica extraeuropea (in particolare quella del Brasile, paese particolarmente caro a Peppe Consolmagno). Le composizioni sono tutte basate su diversi tipi di percussioni (alcune riconoscibili come appartenenti alla cultura brasiliana, berimbau e caxixi, se non erro, altre a quella africana, alcune indiane, altre ancora autocostruite), sulla voce utilizzata come strumento anch’essa, come evocatore timbrico spesso giocoso, quasi bambinesco, e su alcuni live loops. Il risultato è molto particolare e piacevole, un fluire di composizioni prettamente ritmiche intervallate da movimenti più quieti e dilatati E’ un disco da altre meditazioni, qualcosa che sfugge a classificazioni semplicistiche, qualcosa di cui ci si può appropriare parlandone. Il dialogo non è estraneo alla musica, in genere ne a questa in particolare, le performance live, le jam session in altri ambiti ne sono un chiaro esempio e penso che il messaggio emerga chiaro dal presente cd. Questa è musica che bisogna ascoltare dal vivo, vedere, toccare. Come detto nelle note introduttive del cd, queste registrazioni sono il documento di un momento irripetibile. Ecco penso che quello che emerge alla fine sia un invito a viverlo questo momento irripetibile, ognuno di noi.
Buone irripetibili esperienze allora.

MUSICCLUB

                                                                                                                                                                                                                                                                           Luca Confusione

 

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Peppe Consolmagno - Cajù Records 4558-2, 4558-3, 4558-4, 4558-5

Timbri dal Mondo, Kalungumachine, Ishk Bashad Live at Womad, Vasconcelos, Salis, Consolmagno

di ©2006 Gianmarco Maggiora -  Drum Club febbraio 2006

 

Per Peppe Consolmagno le percussioni non sono solo una grande passione, ma un vero e proprio stile di vita. Le percussioni sottolineano i suoi viaggi in vari continenti, di cui ci riporta sonorità e suggestioni. Le percussioni sono il mezzo con il quale ci trasmette emozioni e sentimenti, un linguaggio che si fonde con la voce umana invece utilizzata come strumento musicale. Le percussioni sono gli strumenti che utilizza per interagire con altri musicisti e con il pubblico, per lavorare e vivere. I quattro cd di cui andiamo a parlare sono stati incisi nell'arco di dieci anni, spesso in situazioni live, quindi senza alcun artificio tecnico, a conferma della grande personalità e versatilità dell'autore.  In Timbri dal mondo vi è tutta la gioia della scoperta, l'infanzia e al fantasia. Percussioni, voci e campionamenti vengono mescolati e moltiplicati con gli echi a creare bozzetti sonori in cui la ricerca timbrica e la suggestione emotiva sono gli elementi predominanti. In Kalungumachine c'è l'incontro con gli strumenti a fiato di Antonio Marangolo, annunciato e sintetizzato già dalla foto di copertina in cui due fiumi si uniscono per formarne uno ancora più importante l'Amazzonia. In Ishk Bashad - live at Womad 2001 avviane un'altra fusione, quella di diverse culture che nella musica trovano l'ideale strumento di coesione e dialogo. Infine il cd più recente è quello che vede sul palco del Fandango Jazz Festival del 2004 tre musicisti ( Nana Vasconcelos, Antonello Salis e Peppe Consolmagno) che sottolineano ancora una volta come in musica non abbiano alcun senso le etichette ed i limiti mentali, quando la creatività travalica qualunque confine.

 

DRUM CLUB

Gianmarco Maggiora

 

 

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

di ©2006 Antonio Gentile - Percussioni 10 marzo 2006

 

Peppe Consolmagno è uno dei percussionisti italiani più dotati di talento e personalità e come tale, non ha bisogno di presentazioni. Questo Timbri dal Mondo è il suo progetto solista, il suo biglietto da visita. Uno dei progetti più consolidati della sua lunga carriera, quello che lo ha portato in giro per palchi dei teatri di tutta Italia e di una buona parte dell'Europa e del resto del mondo. E' un viaggio tra le emozioni, prima che tra gli strumenti e i suoni di tutto il mondo. In ogni pezzo Peppe sfrutta al massimo le caratteristiche sonore e musicali di ogni strumento, costruendoci attorno un brano vero e proprio. L'attenzione meticolosa con cui esplora i suoi strumenti (spesso autocostruiti) gli permette di trarne la massima espressività e di creare mondi sonori diversi pur con uno strumentario minimale. Suoni d'acqua, di vetro, di bronzo o d'aria creano un mondo pieno di sfumature e spazi. Un lavoro bellissimo, pieno di poesia.

 

PERCUSSIONI

Antonio Gentile

 

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Peppe Consolmagno e Autori vari  Cajù Records 4558-2, 4558-3

Timbri dal Mondo, Kalungumachine

di ©2006 Franco Bergoglio -  Jazzitalia   11 marzo 2006

 

Peppe Consolmagno sfugge alle semplici definizioni, un po' come la sua musica. Percussionista? E dove la mettiamo mettiamo l'attività musicologica? E la didattica? E l'uso della voce? E la passione per la costruzione, con le proprie mani, di nuovi strumenti? Il quarantasettenne riminese è un uomo dall'attività vulcanica e dalla personalità complessa che ha girato tutto il mondo alla ricerca delle forme più adatte per esprimersi. La sua attività viene ora valorizzata come si conviene grazie alla produzione della etichetta Cajù di Peter Kauffmann con ben quattro cd che si situano in momenti diversi della sua produzione. Peppe Consolmagno parte dal Brasile, dai suoi suoni e dalle sue suggestioni (colori e sensazioni) per abbracciare l'intero mondo "sonoro". Il suo primo lavoro, in perfetta solitudine, intitolato Timbri dal mondo sottolinea la ricchezza timbrica e la varietà della sua ispirazione; anche e  soprattutto vocale e melodica. Peppe attraversa uno spettro amplissimo di possibilità ritmiche con l'utilizzo del berimbau, dei flauti brasiliani e delle conchiglie, oltre a tutta una serie di percussioni; e poi, con l'uso dell'amplificazione e dei campionamenti della voce, aggiunge ulteriori effetti e rumori. Più che di brani si tratta di immagini e di colori. Nei momenti più riusciti si aprono agli ascoltatori scoperte e suggestioni. Anche più interessante e impegnativo è Kalungumachine, il lavoro realizzato in duo con il sassofonista Antonio Marangolo (anche all'harmonizer e al baflaphone), del 1994, edito in prima battuta dalla Iktius. Il primo brano del lavoro, Manaus, ricorda vagamente atmosfere alla Zawinul, ma la cifra del cd non è semplicemente quella di un word jazz già sentito. Anche il fascino dei rintocchi e di suoni lontani e misteriosi, come ombre che emergono dalla nebbia o dalle foschie di un'alba in Lua ricordano nel jazz certi approcci dei primissimi Weather Report. Ma si tratta di somiglianze di un lungo corso, forse più cha altro sono delle assonanze, con alcune cose qua e la sentite in brani di Airto Moreira o da Nana Vasconcelos, con cui peraltro Consolmagno ha intessuto una vivace collaborazione. Segnalo anche il secondo brano del cd: Klee, dal bounce allegro e canzonatorio, ma nello stesso tempo ricco di piccole raffinatezze ritmiche e melodiche.

 

JAZZITALIA

Franco Bergoglio

 

 

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

Consolmagno e Marangolo - " Kalungumachine" (Cajù Records, 2005)

di ©2006 Patrik Dalmace Jazz Hot  n.631 luglio/agosto 2006

 

Il s'agit de musique improvisée. Le premier de ces deux disques, un duo entre Peppe, sa voix, ses onomatopées, ses instruments et le saxophones de Marangolo a une bonne dizaine d'années derriére lui et il a permis, on ne sait pas vraiment comment, à Consolmagno de monter sur les scènes de plusieurs festivals de jazz et à partager avec de nombreux artistes brèsiliens notamment Vasconcelos ce qui ce conçoit un peu mieux, les sons produits par Consolmagno  s'approchant des bruits émerrgeant des forêts tropicales ou équatoriales. Consolmagno n'a guère eu le temps de composer en dix ans puisque la moitie des thèmes du second disque figurent déjà dans le primier cd.  Il est vrai que tout change puique c'est un one man show qui nous est offert cette fois. Les gongs, les cymbales, les coquillages, les gourdes s'entrechoquent, le ferry boat hurle, les brosses brossent, l'eau coule et le tout accompagne berimbau, kalimba et diverses flûtes et il y aussi l'écho! Amateur de jazz s'abstenir, Par contre tous ceux qui aiment les personnages un peu fantasques, qui parcourent le monde à la recherche d'instruments ou les fabriquent eux-mêmes, qui vivent dans la forêt ou au milieu des tounesols, mangent des légumes, les hippies modernes, pourraient bien se regaler.

 

JAZZ HOT

Patrik Dalmace

 

 

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Peppe Consolmagno - Timbri dal mondo (Cajù Records, 2005)

di ©2017 The Border Music  novembre 2017

 

Peppe Consolmagno è sicuramente un artista virtuoso, ma non nel senso più sterile del termine, la sua virtù è raccolta nella ricerca della semplicità dei gesti e della forma arcaica dei suoni. Dalla fonetica e dagli elementi della natura, Consolmagno crea un suo esperanto di suoni. Un linguaggio intuitivo e comunicativo, generoso e colloquiale.

"Timbri dal Mondo" è il frutto della registrazione su due tracce del suo concerto solo al Festival Mediterraneo e dintorni a Sulmona del 1999. Solo due tracce sono state registrate in studio nel 2003, mantenendo una atmosfera il più similmente al live, per rimanere in linea con il resto del cd ed alle modalità con cui queste composizioni vengono eseguite dal vivo.  Assieme alla voce nel disco vengono usati, pochi effetti elettronici, molti strumenti acustici. La maggior parte sono stati realizzati dallo stesso Consolmagno. Provenienti e utilizzati soprattutto nella tradizione africana e quella brasiliana, troviamo la conchiglia, i tamburi ad acqua, il dumbek,  le conga, ferry-boat, hang, berimbau, i flauti ad una nota sola, il gong birmano, la kalimba, i vasi sonori udu,e i caxixi.  

Nei concerti Consolmagno si circonda dei suoi strumenti come se abbracciasse il mondo, creando una spirale che attira a se tutte le vibrazioni che lo animano. Ascoltando gli undici brani dell'album si ha l'impressione di sfogliare un diario sonoro, nel quale possiamo scorgere i paesaggi afosi dell'Africa in contrapposizione alla umida e folta foresta  Amazzonica. Udire le voci dei familiari, degli amici sparsi nel mondo, l'allegria della festa, il piacere e la generosità di condividere la vita. Ogni suono scorre leggero trasportato dall'aria e dell'acqua, i due elementi principali dell'album, che si intrecciano nel tempo e nello spazio di questo meraviglioso mondo chiamato Peppe Consolmagno.

 

 

The Border Music

 

 

 

 

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